|

Edizione 2010
pp. 160
euro 10,00 (IVA inclusa)
ISBN 978-88-6379-018-4
Indice
modulo
di ordinazione
|
Pietro Guaitini. La produzione artistica nel Marscianese
di Marina Natalizi
Nella retorica del ventennio fascista fiorirono ovunque in
tutta Italia opere architettoniche e sculture, spesso a carattere
religioso, con il compito, da un lato di celebrare il regime
ed i suoi esponenti, dallaltro di celebrare la nuova
armonia raggiunta con la Chiesa allindomani dello storico
compromesso dei Patti Lateranensi. Gli scultori del ventennio,
soprattutto quelli di provincia, sono nomi sconosciuti ai
più, anche perché spesso sono dei bravi artigiani
prestati a commissioni pubbliche.
Nella sonnolenta provincia di Perugia operò uno scultore
che trovò il suo terreno più fertile tra le
argille di Marsciano. Questo inedito lavoro di Marina Natalizi
getta la luce sullopera di tale sconosciuto artista,
originale artefice di terrecotte ornamentali ad uso architettonico
atte ad abbellire chiese, ville, cimiteri e cappelle funerarie.
Il catalogo che completa il libro riporta più di trenta
opere, ancora presenti nel territorio di Marsciano, la maggior
parte delle quali sono ubicate nel cimitero pubblico.
Comune denominatore di tali opere è unossequiosa
ripetizioni di motivi atti a celebrare la grande stagione
del rinascimento umbro, con il suo canone estetico pacato
e dolce, fatto di Madonne col Bambino fra Angeli, e con il
dolore trattenuto e rasserenante dei temi della Pietà
del Cristo.
Pietro Guaitini a Marsciano visse una stagione di felicità
creativa che lo portò a dirigere la Sezione Artistica
delle neonate Fornaci Briziarelli, destinate di lì
a poco, a diventare impresa leader sul mercato nazionale ed
internazionale.
Un manipolo di giovani marscianesi si formò nella bottegadi
Guaitini, intenti a modellare largilla e a fabbricare
calchi in gesso.
Come quasi sempre e fortunatamente accade ci fu un allievo
che superò ben presto il maestro per il suo estro e
le sue notevoli qualità artistiche che lo porteranno
a padroneggiare un linguaggio espressionista più vicino
alla nostra sensibilità di uomini del XXI secolo. Costui
si chiamava Antonio Ranocchia, e sul principio del 1928, appena
frequentata la sesta elementare, lavorò alla
Sezione Artistica delle Fornaci per poi affinare i suoi studi
allAccademia di Perugia.
Ad Antonio Ranocchia è stato già dedicato un
precedente Quaderno che ne ripropone i diari.
Scopo del presente volume è quello di delineare il
percorso umano e artistico di un lavoratore delle argille
che nel paese delle terrecotte visse la sua silenziosa e più
felice pagina artistica, parlandoci di una bellezza manierata,
ma non priva di spunti poetici.
Fabio Rustici
|
|