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Edizione 2009
pp. 160
euro 10,00 (IVA inclusa)
ISBN 978-88-6379-007-8
Indice
Prefazione di Daniela Frullani (Fondazione per il Museo Storico
Scientifico del Tabacco)
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Tabacco e tabacchine.
Lo stabilimento dei tabacchi nell'economia e nella società
di Umbertide
di Simona Bellucci
Prefazione
di Oriano Gioglio
Presidente Interbright
La tabacchicoltura umbra, e quella dell’alto
Tevere in particolare, è una di quelle storie con implicazioni
storiche e sociali che meritano di essere ricordate. Lo fa
puntualmente Simona Bellucci, che forse, affascinata dai racconti
della nonna tabacchina, sente l’esigenza di lasciare alla
memoria dell’attuale e futura generazione, di come il tabacco
la sua filiera e tutto l’indotto derivato sia stato l’elemento
di riscatto socio-economico dei lavoratori direttamente interessati
e indirettamente di tutta la popolazione altotiberina. Non
solo, questa produzione che vedeva impegnata soprattutto mano
d’opera femminile, ha segnato passi importanti sull’emancipazione
delle donne.
Tempo fa, rispolveravo documenti relativi al tabacco in Umbria,
a seguito di un necessario approfondimento sulla coltivazione
del tabacco Kentucky in terre umbre, al riguardo c’è un attuale
interesse a sviluppare la coltivazione da parte della Manifattura
Sigaro Toscano. Mi è passata per le mani una lettera datata
16 aprile 1973 ed inviata dal senatore Giuseppe Medici al
Ministro delle Finanze Valsecchi, per ringraziarlo di un omaggio
di sigari. È opportuno ricordare che allora la fabbricazione
dei prodotti da fumo era di competenza dei Monopoli di Stato
e quindi sotto il controllo del Ministro delle Finanze. Un
passo di questa lettera recitava: “Il Toscano: e nel promuovere
questo nome sento reverenza; e vedo i dolci colli dove la
nicotiana cresce con faticosa sonnolenza nelle calde estati
mediterranee; e vedo donne pazienti in operoso silenzio, intese
alla bisogna; e sento alitare il profumo della concia antica,
liberato dalle foglie in cartoccio”. Nel continuare, la lettera
fa anche trasparire tutta la lungimiranza del politico per
la salvaguardia del prodotto tipico italiano. Ho voluto riportare
questo passo della lettera perché fotografa un’immagine, quella
del territorio, delle nostri valli, delle nostre vallate coltivate
a tabacco, di campi ben squadrati, ben regimati dalle acque,
quindi di un contesto eco-ambientale assolutamente da non
perdere.
A ciò si aggiunge il profumo delle foglie secche che, nei
tempi raccontati nel libro, per la varietà Bright, venivano
inumidite dalla rugiada di notte e poi fascicolate e preparate
per la consegna alle fabbriche dove subiva la trasformazione
industriale; per la varietà Kentucky venivano stivate all’aria
sotto delle tettoie dopo essere inumidite dalla nebbia, per
poi essere cernite durante l’inverno, per colore e lunghezza,
e quindi portate alla fabbrica per la lavorazione.
Il libro ci ricorda che presso le ditte di trasformazione
umbre nel 1951 lavoravano 4.409 addetti, altri 18.000 erano
i coltivatori impegnati presso le proprie aziende agricole
tutte ben organizzate per la produzione di tabacco. Tanti
occupati quindi nella filiera che anche oggi conta in Umbria
8.000 addetti circa, comprese le attività indotte, inoltre
questa coltura offre ancora una cartolina del paesaggio che
davvero merita conservare e mantenere. Questo voglio sottolineare:
lavoro, economia e paesaggio. Per questi motivi continuiamo
ad adoperarci in tutte le sedi istituzionali nazionali e comunitarie
con l’obiettivo di mantenere un futuro a questo settore anche
oltre il 2010. Non ci arrendiamo alle stupidaggini della Politica
Agricola Comunitaria che ha deciso di sospendere tutti i sostegni
a questa produzione per favorirne l’abbandono. Oggi che l’Italia
e l’Europa attraversano un momento di difficoltà economica
senza precedenti nella storia, non accetteremo mai che questa
produzione sia cancellata, e con essa la testimonianza della
storia che Simona Bellucci egregiamente ci trasmette in questo
libro.

via Toscana, 5/e 06016 San Giustino (PG)
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