Produzione editoriale

Pubblicazioni varie

Edizione 2004
pp. VI+68
euro 6,00 (IVA inclusa)
ISBN 88-87288-38-0
Indice

modulo per l'ordinazione

 

Gianfranco Canali
Il potere e il lavoro.
Notabili e imprenditori, contadini, operai e antifascisti a Narni dall'Ottocento al dopoguerra.

Presentazione
(di Renato Covino)
Gianfranco Canali è scomparso sei anni fa, a soli 47 anni. Era uno storico “scalzo” – cioè con rapporti non strutturati con l'Università, con la quale collaborava, dando molto più di quanto riceveva – di straordinaria apertura metodologica e di eccezionale rigore documentario. Era stato tra i primi a raccogliere ed utilizzare in modo non banale le fonti orali. Era uno dei pochi in Italia ad occuparsi delle culture operaie diffuse, ad affrontare la vicenda resistenziale non solo dal punto di vista politico-militare, ma come evento di eccezionale impatto sociale e culturale. Tutto ciò era accompagnato da un lavoro indefesso sui documenti, con un'apparentemente spontanea abilità nella loro utilizzazione, una “naturalità” acquisita invece con un costante tirocinio in archivi e biblioteche, una “conquista” pagata in termini di tempo e di fatica.
A tale rigore ed apertura corrispondevano due tratti che costituiscono la cifra del suo lavoro.
Il primo è rappresentato dalla disponibilità nei confronti di chiunque chiedesse il suo aiuto e le sue competenze professionali. Gianfranco Canali è stato un punto di riferimento costante per studenti, laureandi, insegnanti, lavoratori, partigiani, organizzazioni sociali e politiche, amministrazioni pubbliche. Non era solo il frutto di una naturale generosità, che comunque era uno dei dati che lo caratterizzavano, ma anche e soprattutto un approccio al mestiere di storico, visto come momento di impegno civile, in cui l'oggetto di studio (gli operai, i resistenti, i sovversivi, gli sconfitti, i senza parola) rappresentava anche un momento di identificazione culturale, in cui scelte razionali e partecipazione emotiva tendevano a fondersi.
Il secondo elemento che segnava e connotava il lavoro di Gianfranco Canali era la fedeltà non solo ai temi di ricerca prima ricordati, ma anche al contesto geografico di riferimento: Terni e la Conca Ternana, visti come luogo in cui sperimentare – per la forza dei fenomeni che investivano il territorio dal punto di vista quantitativo e qualitativo – ipotesi metodologiche e tecniche di ricerca nuove. Era del resto questo il motivo per cui molti – allora giovani – ricercatori, tra fine anni settanta e primi anni ottanta del Novecento, assumevano come oggetto dei loro studi i fenomeni che presiedevano al funzionamento dell'economia e della società di Terni e della Conca Ternana tutta.
È in tale contesto che si collocano i due scritti su Narni che seguono. In essi compaiono tutti i temi di ricerca di Gianfranco Canali: i lavoratori, lo sviluppo del movimento sindacale, la reazione padronale e il fascismo, l'opposizione operaia, la Resistenza e la conquista della libertà. I due lavori erano destinati al volume dedicato a Narni della collana “Il tempo e le città. Storia illustrata delle città dell'Umbria”, ideata e diretta da Raffaele Rossi ed edita dalla Sellino. L'opera doveva “coprire” tutte le città umbre, ma sono stati pubblicati solo due tomi per Terni, tre per Perugia e il volume dedicato ad Assisi. L'intento della collana era quello di offrire un'immagine descrittiva, fotografica e iconografica delle diverse realtà urbane. Il modello non dichiarato era quello delle “Cento città d'Italia illustrate”, pubblicate a fascicoli settimanali dalla Sonzogno a fine Ottocento. L'intento era dichiaratamente divulgativo, la prevalenza andava alle immagini, scelte dallo stesso autore, di cui lo scritto costituiva una sorta di colonna sonora, di contrappunto. Ebbene, nonostante si tratti di due lavori di sintesi, il rigore cui si accennava prima traspare con forza. Infatti, non era scontato che non si sottovalutasse l'impegno, che ci si limitasse – come spesso accade in questi casi – a un uso sciatto e ribaldo della bibliografia locale esistente. Allo stesso modo era possibile che la brevità del testo spingesse verso uno scritto d'occasione, basato su una tesi prefabbricata intorno a cui compattare le poche notizie rintracciate.
Il risultato è evidente. Gianfranco Canali, grazie a un lavoro certosino, riesce in poche pagine a disegnare una vicenda in tutta la sua complessità. C'è di più: i due lavori possono essere letti come un unico saggio. Emergono così i nodi derivanti dal processo di industrializzazione e dall'aumento dei lavoratori di fabbrica, i sottili intrecci tra mondo rurale e realtà operaia, l'osmosi e le contraddizioni tra le correnti democratico-progressiste e il nascente socialismo, le forme di resistenza al fascismo e come esse riescano a determinare i ritmi e i caratteri della ripresa democratica nel secondo dopoguerra. Si crea così un continuum che consente di comprendere oltre un sessantennio di storia cittadina, collegandolo ai flussi della storia nazionale, utilizzando sia le tecniche dell'indagine microstorica sia quelle della contestualizzazione degli eventi in un quadro più ampio, esaminando come questo si ripercuota sulla comunità e come quest'ultima inglobi il mutamento nella sua vicenda specifica.
Dietro a ciò c'è una lunga ricerca, c'è anche l'esperienza, fatta nel 1987, della mostra “Cento anni di industria. Narni, la città ‘antica' e la fabbrica”, allestita in occasione del centenario dell'industrializzazione cittadina, da cui sono state riprese le immagini che dividono i due contributi seguenti. La mostra produsse un volume dal titolo I grandi passi. Narni la città “antica” e la fabbrica , dove è pubblicato il denso saggio di Gianfranco Canali, La città moderna; forze sociali, politica e istituzioni . Le pagine qui raccolte rappresentano, quindi, un lavoro pensato e ampiamente supportato dalla ricerca d'archivio. Il tema è costituito dal processo attraverso cui i lavoratori narnesi conquistano i loro diritti di cittadinanza e, attraverso i Partiti che a loro fanno riferimento, il ruolo di direzione dell'Amministrazione Comunale, destinato a durare fino ad oggi.
Ma la storia non è solo racconto, analisi di processi, ma anche vicende umane simboliche. L'identità di una comunità è anche costituita dalla religione laica rappresentata dalla memoria di uomini che compendiano nella loro figura eventi ed emozioni che riguardano interi settori di una società. Rutilio Robusti è uno di questi uomini. Geometra, socialista, vicesindaco nel 1922, al momento dello scioglimento dell'Amministrazione socialista presieduta da Olindo Valenti, alla Liberazione è presidente del Comitato di Liberazione Nazionale e, in quanto tale, viene scelto come sindaco della città prima e come presidente della Provincia di Terni poi. Diviene così il simbolo di una riconquistata autonomia dei lavoratori narnesi e della fine dei poteri tradizionali che avevano ripreso in mano l'Amministrazione con il fascismo. Il Comune ha deciso di dedicargli una lapide. Come nell'Ottocento le lapidi, anche in una società in veloce cambiamento come è quella in cui viviamo, rappresentano altrettanti snodi di un ideale itinerario della memoria. Il ricordo viene scolpito nella pietra, tramandandosi alle generazioni future. Un libro è una lapide di carta. L'autore – specie se scomparso – continua a vivere attraverso il suo lavoro e grazie ad esso continua a parlare ai contemporanei. Sia la lapide sia il libro sono così una scintilla di eternità, conquistata grazie al volere degli uomini. A chi è stato amico partecipe del lavoro di Gianfranco Canali, non può che sembrare felice l'occasione di onorare, attraverso gli scritti di uno storico militante, un militante politico. Anche questo è un modo per non dimenticare.