Produzione editoriale

Strumenti e documenti

Edizione 2005
pp. VII+193
euro 15,00
ISBN 88-87288-58-5
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Mauro Cavallini
Fortuitum & sordidum opus. Appunti di storia della metallurgia.

Introduzione
Georgius Agricola nel De re metallica nel 1566 riporta un antico e ben consolidato pregiudizio sulle attività metallurgiche: Multi habent hanc opinionem, rem metallicam fortuitum quiddam esse, & sordidum opus, atque omninò eiusmodi negotium quod non tam artis indigeat quàm laboris. Da sempre la metallurgia è sinonimo di lavoro duro e disagevole ed è stata per millenni campo di operazione di quelli (anonimi) che sanno fare, lontani dai detentori della scienza ufficiale dell'epoca: solo negli ultimi due secoli la separazione si è andata lentamente ricomponendo con modifiche e miglioramenti del lavoro del metallurgista, pur avendo come riferimento spesso processi e principi scoperti ed utilizzati empiricamente da secoli. Ars , nonostante i pregiudizi, e labor sono sempre stati caratteri dominanti del lavoro metallurgico, che non è fortuitum neanche nei momenti di innovazione e di sviluppo ed ha, molto lentamente, perso l'aspetto sordidum .
La metallurgia si occupa dei metalli: il metallurgista – metallurgico è l'aggettivo – spazia quindi dall'estrazione, alla produzione, alla trasformazione, alla lavorazione, allo studio ed allo sviluppo dei metalli e dei relativi materiali commerciali.
Pochi sono i riferimenti storici sui quali basare la ricostruzione delle tecniche antiche: il De la pirotechnia di Vannoccio Biringuccio scritto in italiano ed edito postumo nel 1540 mette a disposizione, per la prima volta nel panorama editoriale mondiale, un testo a stampa ampio e di facile lettura che racchiude le conoscenze e le pratiche operative di varie tecniche che riguardano minerali e metalli; il De re metallica , qualche anno più tardi, avrebbe, ancor più efficacemente, contribuito alla definizione dello stato dell'arte ed alla diffusione delle conoscenze minerarie e metallurgiche. Rimanendo in ambito italiano, il ricorso a testi storici ed a documenti di archivio ha contribuito a ricostruire un network metallurgico tutto nazionale di spostamenti di materie prime, maestranze e manufatti che ha accomunato Stati di diverse tradizioni e spesso antagonisti nell'esigenza di disporre di materiali metallici per lo più per l'utilizzazione bellica. I maestri di forno bresciani e bergamaschi per alcuni secoli a partire dalla fine del Medioevo hanno costruito e gestito impianti siderurgici dalle Alpi alla Sicilia in regime di monopolio tecnologico fino a che la rivoluzione industriale non li ha resi obsoleti.
La metallurgia è divisa in due settori che individuano i due momenti del passaggio dalla materia prima al prodotto finito: la metallurgia di processo e la metallurgia di prodotto. La prima si occupa dei processi ed impianti che hanno come obiettivo la produzione di metallo grezzo, ad esempio sotto forma di metallo fuso o di prodotti solidificati in forme utili alla commercializzazione, come masselli, lingotti, o pani, destinati alla successiva trasformazione. Nella metallurgia di processo si parte dalla materia prima, il minerale, e se ne estrae il metallo; in alternativa, partendo dalla materia prima secondaria “rottame”, si recupera il metallo per nuove produzioni. La metallurgia di prodotto si occupa invece della trasformazione del grezzo in un manufatto o in un prodotto d'interesse pratico.
Nei primi tre capitoli sono riportati, e ripetuti a diverso livello di approfondimento, richiami di chimica-fisica applicati alla metallurgia. Nella seconda parte del primo capitolo vengono succintamente richiamati aspetti teorici e pratici dei materiali metallici con lo scopo di inquadrare i problemi con una terminologia correntemente impiegata dagli operatori tecnico-scientifici. Vengono introdotti i concetti di materiale strutturale a proposito di un materiale destinato a “reggere” sollecitazioni meccaniche, e di “pulizia” di un materiale reale, per ricordare la ineliminabile presenza di difetti, imperfezioni, impurità ed inclusioni di corpi estranei in ogni manufatto (antico e moderno), di dimensioni compatibili con il pregio ed il costo dell'opera.
Una seconda divisione tradizionale della metallurgia riguarda il tipo di metallo che si considera e vede da una parte il ferro e dall'altra tutti gli altri metalli, definiti convenzionalmente come “i non ferrosi”. La ripartizione storica tra i due comparti è legata alla diversa importanza quantitativa del prodotto ferroso, molto diffuso, facile da trattare e di basso costo, mentre gli altri metalli sono destinati alla fabbricazione di manufatti più elaborati, che richiedono tecnologie più sofisticate e prezzi che sono tipicamente superiori a quelli dei prodotti siderurgici, in una scala che vede all'apice i metalli preziosi e le tecniche di oreficeria. Il prodotto siderurgico grezzo ha avuto, in epoche storiche, un costo inferiore ai corrispondenti prodotti metallici alternativi che erano, bronzo e ottone (ieri), alluminio e titanio (oggi). Già Biringuccio racconta come le palle in bronzo per l'artiglieria “per vantaggio di salvamento di spesa le fanno di gitto del medesimo ferro”. Il prezzo attuale al chilogrammo di un prodotto siderurgico varia da alcuni decimi di euro fino ad alcuni euro per gli acciai inossidabili; i non ferrosi costano non meno di 1 euro al chilogrammo (bronzi, ottoni e leghe di alluminio) e non meno di 20 euro al chilogrammo nel caso delle leghe di titanio e degli altri metalli “strategici”.
La divisione tra siderurgia e metallurgia dei non ferrosi è oggi confermata dal tipo diverso di processo estrattivo a partire dal minerale, che richiede l'uso del carbone e delle alte temperature (pirometallurgia) per i primi e per lo più di reazioni chimiche in soluzioni acquose (idrometallurgia) e/o dell'energia elettrica (elettrometallurgia) durante una o più fasi produttive per i secondi.
Partendo dai numerosi articoli e trattati sulla storia della metallurgia (R.F. Tylecote, F. Habashi e R.J. Forbes tra tutti) reperibili nella letteratura internazionale, si è scelto di privilegiare in questo testo la descrizione degli sviluppi della tecnica metallurgica in Italia a partire dalla fine del Medioevo e fino a tutto il XIX secolo, con particolare riguardo alla siderurgia. Il periodo prescelto è caratterizzato da molte innovazioni tecniche che iniziano sul finire del Medioevo con l'introduzione del metodo indiretto per la produzione dei materiali ferrosi per terminare con la seconda metà del XIX secolo, quando la scienza è in grado di spiegare sempre meglio le conoscenze ed i processi e l'ingegneria fornisce gli strumenti per progettare impianti e razionalizzare le metodologie di lavoro.
Limitatamente all'Italia sono riportate indicazioni geografiche utili per visualizzare e localizzare la nascita e lo sviluppo di alcune attività, senza la pretesa di costitui-re un atlante dettagliato ed esauriente dei “siti” metallurgici, non ancora disponibile. Più abbondanti e reperibili sono, invece, le pubblicazioni su materiali metallici e tecniche metallurgiche nell'arco di tempo che va dalla preistoria al periodo etrusco e romano. Con riferimento specifico a questo periodo, si stanno sviluppando anche in Italia attività di archeologia sperimentale, centrate sulla ricostruzione e sulla gestione di forni per la metallurgia estrattiva del rame e del ferro, e di fonderie e fucine per la realizzazione di manufatti simili a quelli antichi. Indipendentemente da ogni valutazione sul significato e sulla validità scientifica dei risultati ottenuti, nel testo vengono riportate alcune testimonianze relative a tali esperienze.
Scarsi sono i testi che riguardano il settore italiano, spesso studiato più dal punto di vista economico e sociale che non da quello tecnico.
L'obiettivo di questo testo è di fornire una guida, a diversi livelli di approfondimento, per chi si occupa di materiali metallici e di processi produttivi in ambito storico e archeologico, come pure di conservazione e valorizzazione del patrimonio materiale. I libri disponibili per gli operatori del settore sono scritti perlopiù in lingua inglese; questo ha contribuito alla disseminazione di termini tecnici, anche quando ci sono corrispettivi in italiano. È facile, ad esempio, trovare tuyeres o tuyères , da sostituire con tubiere, per indicare i condotti da cui viene soffiata l'aria nel forno, o smelting , per indicare processi o impianti di metallurgia estrattiva. Non è difficile trovare anche cattive traduzioni dei termini inglesi, che fanno scrivere carburizzazione invece di carburazione o fornace al posto di forno, quando non si arrivi ad errori grossolani, per cui silicon viene tradotto con silicone, mentre è silicio, e nitrogen è italianizzato in un orrido nitrogeno, invece di azoto.