Produzione editoriale - collane

Pubblicazioni varie

Edizione 2008
pp. 128
euro 15,00 (IVA inclusa)
ISBN 978-88-6379-002-3

Indice

Presentazione dell'Assessore alla Cultura della Regione Umbria

Rassegna stampa

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Il lavoro della memoria.
Storia del Consorzio Tabacchicoltori di San Giustino
di Cristina Saccia

Prefazione

Sono passati dieci anni da quando, nel 1997 la Fondazione per il Museo Storico Scientifico del Tabacco inaugurò la sua attività con un omaggio alle tabacchine.
Nella mostra "Tabacco e Venere. Un secolo di lotte agroindustriali viste dall'altra metà del cielo" era racchiuso il significato del lavoro che i soci della Fondazione intendevano portare avanti. Il Museo, che sarebbe poi diventato il luogo naturale della memoria dell'"oro verde", era il punto di convergenza di diverse sensibilità e volontà, tese a recuperare il patrimonio sociale e culturale connesso alla produzione di tabacco nell'Altotevere.
La retrospettiva, attingendo dai reperti fotografici, dalle storie delle tabacchine e del loro massacrante lavoro, riconsegnò alla giustizia della storiografia il ruolo che le donne ebbero nella produzione e lavorazione del tabacco e, contemporaneamente, chiarì come il lavoro della tabacchicoltura avesse segnato le tappe fondamentali del processo di emancipazione femminile.
Il vezzo del fumo era destinato agli uomini, a loro erano riservate le sale per fumatori, per loro si pensò che il tabacco "rovinato" dalla pioggia potesse essere utilizzato per trarne un prodotto pregiato e profumato: nacque così il Toscano, subito divenne il segno distintivo della buona conversazione maschile. Anche in quel caso però la "magia" era tutta racchiusa nelle solerti mani delle donne. Soltanto loro, con una minuzia che diventerà proverbiale, potevano arrotolare le foglie senza rovinarle. Una per una. Perché il tabacco è delicato, va maneggiato con cura, coccolato e scelto. Lavoro certosino, minuzioso e ripetitivo: lavoro da donne.
Dieci anni dopo quella prima mostra, nel suo primo decennale, la Fondazione torna a celebrare le tabacchine. Stavolta però nel luogo che le fece protagoniste attive della nostra rivoluzione antropologica. Nel mezzo, ci sono la costruzione e la piena fruibilità del Museo, realizzate grazie ad un interessante intervento di archeologia industriale che ne ha fatto il primo esempio in Italia di struttura interamente dedicata al tabacco.
Consorzio di riferimento per i produttori locali fino al 1992, il Museo offre gli originari spazi del lavoro come luoghi di incontro.
Gli interventi, progettati con la Soprintendenza ai Beni Architettonici, Paesaggio, Patrimonio Storico Artistico dell'Umbria secondo uno studio accuratissimo di recupero, sono stati guidati da una filosofia di intervento che affianca nuovo e antico.
Le proporzioni dei locali, dilatandosi reciprocamente, creano un circuito architettonico in continuo divenire, contribuendo ad unire il recupero della memoria con la riflessione sul futuro. Alla sala conferenze, dove i protagonisti della filiera alcuni mesi fa proposero di fare del Museo il centro di un circuito tematico nazionale,
si appoggia lo spazio antico degli essiccatoi. Qui il tempo si è fermato non solo nella vetustà degli utensili, ma nell'aroma che né il restauro nè il tempo hanno cancellato. L'odore caldo delle foglie stese ad asciugare è la presenza palpabile di una memoria collettiva.
Abbiamo pensato al Museo come ad un luogo della contemporaneità. Un luogo vivo e pulsante che dall'incontro delle testimonianze possa contribuire a ripensare il futuro. Per questo il Museo vive un legame indissolubile con il tabacchificio, unendo storia e antropologia, produzione e memoria, luoghi e persone. In questo la Fondazione ha operato un ruolo primario proprio nella volontà di rinsaldare l'osmosi dei rapporti tra il Museo e le diverse realtà locali.
Da quel tabacchificio che si è fatto museo deve ripartire l'analisi sui destini della produzione del tabacco nell'Alta Valle del Tevere, offrendo spunti per un nuovo approccio al mercato che coniughi competitività e rispetto per l'ambiente. Questo obiettivo racchiude la riconoscenza che la nuova generazione deve alle centinaia di donne e di uomini che fin dal primo dopoguerra favorirono la rinascita economica della società altotiberina. Ai tanti lavoratori che ancora oggi garantiscono la competitività della vallata altotiberina nel mercato internazionale del tabacco, devono rivolgesi le azioni degli attori istituzionali finalizzate alla salvaguardia dell'intera filiera.

Daniela Frullani
Presidente della Fondazione per il Museo
Storico Scientifico del Tabacco


via Toscana, 5/e • 06016 San Giustino (PG)
www.museotabacco.orginfo@museotabacco.org