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Edizione 2005
pp. 110
euro 7,50
ISBN 88-87288-63-1
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Renato Covino
Gli equilibristi sulla palude.
Gli equilibristi sulla palude è il racconto
di un duplice fallimento. Quello delle politiche delineate
nel corso degli anni settanta, cui è venuto a mancare
il retroterra economico e sociale di riferimento, e quello
delle risposte a tale crisi, che si affermano, utilizzando
l'esecrazione popolare delle pratiche tangentizie e assecondando
le ideologie liberal - liberiste ed i nuovi miti degli anni
ottanta. Oggi queste scelte mostrano la corda, con il risultato
che non esiste più una ipotesi credibile si sviluppo
economico e sociale, se non l'utilizzazione dei flussi, tutt'altro
che trascurabili, di spesa pubblica e una gestione tutto sommato
mediocre dell'esistente. La cura proposta non ha funzionato
e, vista retrospettivamente, non poteva funzionare in una
regione in cui proprio la politica e l'intervento pubblico
avevano consentito di uscire dall'arretratezza e dalla miseria.
Nota dell'autore
Tra l'ottobre 2004 e il maggio 2005 su “micropolis”,
mensile umbro di politica, cultura ed economia, supplemento
de “il manifesto”, sono usciti otto lunghi articoli con il
titolo generale “Note sull'ultimo ventennio in Umbria”. Questo
“pamphlet” non è altro che la raccolta di quelle note;
le uniche variazioni sono la revisione e la riscrittura del
testo, l'aggiunta di alcuni paragrafi, delle note bibliografiche
e degli apparati critici.
L'obiettivo è ripercorrere in modo sintetico, con una
chiave interpretativa non condizionata dalla congiuntura,
la vicenda umbra a cavallo tra Novecento e Duemila. Ciò
spiega perché, nel sottotitolo, si è utilizzato
il termine “saggio”, piuttosto che quello “storia”. Si è
fatto riferimento agli eventi, infatti, non in modo analitico,
ma solo quando servivano a spiegare snodi che si ritenevano
importanti per delineare i processi che presiedevano alla
dinamica dei fatti. Lasciamo ad altri l'onere di raccontarli
in modo più ampio e disteso, semmai quando la fase
storica che ancora stiamo vivendo – tutt'altro che esaltante
–, si sarà definitivamente conclusa.
La vicenda che costituisce l'oggetto del pamphlet è
la storia di un duplice fallimento. Quello delle politiche
delineate nel corso degli anni settanta, cui è venuto
a mancare il retroterra economico e sociale di riferimento,
e quello delle risposte a tale crisi, che si affermano, utilizzando
l'esecrazione popolare delle pratiche tangentizie e assecondando
le ideologie liberal-liberiste e i nuovi miti degli anni ottanta
del Novecento, predicando una discontinuità nei metodi
di governo sulla base di una rottura con le politiche di programmazione
dei decenni precedenti. Oggi queste scelte – il cui sfondo
è costituito dalla lunga crisi politica italiana, ancora
pienamente in atto, e dai mutamenti economici e sociali dell'Umbria
– mostrano la corda, con il risultato che non esiste più
un'ipotesi politica credibile se non l'utilizzazione dei flussi,
tutt'altro che trascurabili, di spesa pubblica e una gestione
mediocre dell'esistente. Amministratori e politici, imprenditori
e intellettuali, manager privati e dirigenti pubblici appaiono,
così, come equilibristi su una palude. La cura proposta
non ha funzionato e, vista retrospettivamente, non poteva
funzionare in una regione in cui proprio la politica e l'intervento
pubblico hanno consentito di uscire dall'arretratezza e dalla
povertà.
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