Produzione editoriale - COLLANE

Strumenti e documenti

Edizione 2006
pp. XVI+224
euro 18,00 (IVA inclusa)
ISBN 88-87288-57-7
Indice

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Presentazione di Gino Papuli

Conclusioni di Renato Covino

Patrimonio e monumenti industriali in Umbria
a cura di Francesca Ciarroni


Interventi di apertura dei lavori

Stefano Bigaroni
Sindaco di Narni

In apertura di questo Convegno, che la città di Narni è lieta di ospitare qui alla Rocca Albornoz, vorrei complimentarmi con gli organizzatori, l'ICSIM e l'AIPAI, che ci presentano un programma di lavori davvero ricco e interessante sul patrimonio di archeologia industriale in Umbria.
Mi sembra rilevante che nel titolo del Convegno si usino due sostantivi: patrimonio e monumenti, i quali, se ben interpreto, intendono cogliere le diverse potenzialità di sviluppo legate sia ai siti industriali dismessi sia ai siti ancora produttivi che, al loro interno, mostrano le tracce di una storia industriale tra le più antiche d'Italia.
La nostra città, com'è noto, è tra quelle storicamente più segnate dal processo di industrializzazione avviato negli ultimi decenni dell'Ottocento, lungo quell'asse della modernizzazione e dello sviluppo consolidatosi a ridosso delle sponde del Nera da Papigno a Nera Montoro.
Un asse dello sviluppo, delle diverse forme dello sviluppo, che ancora oggi rappresenta la direttrice portante della nostra economia, sia quella ancorata ai vecchi modelli sia quella proiettata verso nuovi settori produttivi. I primi sono noti, industria manifatturiera, siderurgica e chimica, che attraversano una fase estremamente delicata nei nuovi scenari dell'economia globale e delle multinazionali, come insegna la vertenza AST. Tra i settori inerenti il cosiddetto nuovo sviluppo vorrei soffermarmi su alcuni particolarmente importanti alla luce della discussione odierna.
La valorizzazione delle risorse ambientali, storiche e archeologiche, che ha trovato una collocazione riconosciuta non solo nei Piani urbanistici ma anche nel PRUSST; i nuovi insediamenti industriali finalizzati alla creazione di un moderno tessuto produttivo ad alto contenuto tecnologico ambientalmente sostenibile, per il quale dieci anni fa fu creato il Consorzio per lo Sviluppo delle aree industriali di Terni, Narni e Spoleto; il riuso, e siamo al tema della giornata, degli edifici e delle aree industriali dismesse.
Purtroppo su quest'ultimo fronte, nonostante la consapevolezza ormai diffusa dell'importanza del patrimonio e dei monumenti industriali di Narni e Terni, siamo ancora lontani dal realizzare un progetto complessivo in grado di sfruttare al meglio queste enormi risorse. I problemi sono certamente tanti, finanziari ma non solo, basti pensare, tanto per citare il caso forse più emblematico che riguarda la nostra città, alla inestricabile vicenda dell'acquisizione dallo Stato dell'area ex SPEA, sito sul quale Gaia Cecca presenterà in questa sede un suo accurato studio.
Questo è un momento molto complicato e pieno di incertezze sul futuro della presenza della grande industria ternana e narnese, il nostro è un territorio che ha avuto molto dall'industria e al tempo stesso ha anche dato tantissimo in termini di suolo, di qualità dell'ambiente, di risorse umane. Oggi è il momento di guardare in avanti e percorrere una strada indiscutibilmente obbligata. Dobbiamo trovare un equilibrio autentico tra le esigenze connesse al mantenimento delle produzioni che storicamente caratterizzano il nostro territorio, le quali attraversano una fase di generale involuzione causata principalmente da fattori extraterritoriali e di competizione globale, e le potenzialità di crescita in nuovi settori che, valorizzando le nostre peculiarità, possono concretamente rappresentare una componente fondamentale dello sviluppo presente e futuro.
In tal senso, è molto utile e prezioso il lavoro che da molti anni svolge l'ICSIM nel settore dell'archeologia industriale, proponendo studi, ricerche e progetti, che, oltre a fornire la necessaria base conoscitiva, ci consegnano l'insieme dei contenuti da sviluppare e sui quali attivare azioni concrete.
Trasformare quelli che oggi appaiono elementi negativi e debolezze del nostro sistema economico industriale propulsori di un nuovo e moderno dinamismo, di cui protagonista sia il territorio nel suo insieme.


Franco Giustinelli
Presidente ICSIM

L'odierna iniziativa promossa dall'Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI) e dall'Istituto per la Cultura e la Storia d'Impresa "Franco Momigliano" (ICSIM) si segnala per diversi punti di interesse che ne fanno un'occasione abbastanza singolare nel panorama della ricerca di settore, non solo umbro. In primo luogo va infatti rimarcato che gli autori delle diverse comunicazioni sono in gran parte giovani studiosi, spesso allievi e talvolta docenti dei corsi dell'ICSIM, ai quali vogliamo offrire un'occasione concreta per farsi meglio conoscere e apprezzare. Per una disciplina abbastanza nuova come l'archeologia industriale si tratta di un aspetto essenziale, e non a caso il tema della formazione degli operatori è posto al centro di ogni saggia strategia di sviluppo in materia. Così è nello stesso protocollo d'intesa che la Regione Umbria, la Provincia di Terni il Comune di Terni e il Comune di Narni hanno sottoscritto quattro anni fa, affidando al nostro Istituto, tra gli altri compiti come la progettazione di un sistema museale "a cielo aperto"di quest'area, anche quello di promuovere le necessarie competenze per gestirlo. In secondo luogo va segnalata la qualità e l'ampiezza dei temi trattati nelle relazioni, a testimonianza non solo di una ricerca appassionata, ma anche delle possibilità offerte da un'attenta analisi sul territorio. Ne viene fuori un primo spaccato di una parte d'Umbria - quella centro-meridionale in particolare - ricca di siti, monumenti e documenti, che ci consente di aprire una finestra sulla variegata realtà della nostra regione, ben oltre il fondamentale apporto dell'area Ternana, Narnese e Spoletina, non a caso oggi più di altre in crisi a causa dei processi di deindustrializzazione che l'hanno interessata.
Tutto ciò ci richiama immediatamente la correlazione tra quegli avvenimenti di ristrutturazione selvaggia, come nella chimica, quando addirittura non di chiusura, come nel settore magnetico della TissenKrupp - Acciai Speciali Terni, e le politiche che sono state intraprese per marcare un'inversione di tendenza.
C'è qui tutto il tema delle grandi trasformazioni intervenute nel corso degli ultimi decenni, dalla globalizzazione dei mercati all'emergere di nuovi soggetti, come la Cina, sullo scacchiere produttivo mondiale, con la conseguenza di competere ormai con imprese e con sistemi-paese spesso lontanissimi e talvolta sconosciuti. Pensiamo per un attimo alla situazione di tanti comparti quale emerge dalla rappresentazione che ne dà Luciano Gallino a proposito della scomparsa dell'Italia industriale, per comprendere la portata epocale dello scontro in atto e tutte le difficoltà di un ipotetico nostro riposizionamento.
Queste difficoltà in alcuni settori trainanti sono senz'altro accentuate dalle logiche che sono alla base delle politiche delle grandi multinazionali e dal venir meno dell'identificazione di determinati prodotti con ben individuati territori, al punto che distretti produttivi fino a ieri molto forti e detentori di quote di mercato assai elevate ora debbono misurarsi con scenari in frenetica evoluzione.
Tutto ciò - e questo è il terzo motivo di interesse - non fa però venir meno la spinta a riscoprire e valorizzare le specialità dei propri ambiti, per farne oggetto non solo di riflessione storica ma di nuove strategie di marketing territoriale nelle quali si punta ad attrarre il visitatore con pacchetti complessivi e diversificati. I titoli delle relazioni che raccolte in questo volume danno un'idea chiara in proposito, anche se riferiti a "prodotti" di aree circoscritte e non rappresentative dell'universo regionale.
Ne consegue che in una ridefinizione delle vocazioni legate a una certa idea di sviluppo del terziario, sempre più spesso pubbliche amministrazioni, aziende private, istituzioni culturali e scientifiche sentono il bisogno di valorizzare quello che si è fatto prima, per collocarlo in una dimensione tutt'altro che statica e cioè in una vera e propria logica evolutiva, destinata in varia misura a superare l'idea stessa che abbiamo di un luogo tradizionale come il Museo.
L'ultimo motivo di interesse, anche se qui si parlerà solo di pochi casi umbri, è quello legato al riuso delle aree industriali dismesse, un argomento di formidabile rilevanza urbanistica, sociale ed economica nelle zone metropolitane investite da processi di riconversione funzionale, ma comunque rilevante anche per le nostre città, che spesso possono così dotarsi di spazi e servizi altrimenti non immaginabili. Sentiremo in proposito quanto l'architetto Aldo Tarquini vorrà dirci circa la sua personale esperienza nell'Amministrazione Comunale di Terni.
Questo convegno si presenta dunque come un'utile occasione per riflettere e per socializzare problematiche e conoscenze. Mi auguro che esso possa essere riproposto, affrontando temi sempre nuovi e coinvolgendo forze sempre più ampie e qualificate.
In esso c'è anche un riscontro dello sforzo che quotidianamente l'ICSIM va facendo per sensibilizzare l'opinione pubblica alla salvaguardia e alla tutela del nostro patrimonio di cultura materiale e per recuperare parte del tempo perduto.