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Edizione 2004
pp. 80
euro 8,00 (IVA inclusa)
ISBN 88-87288-33-X
Indice
Introduzione
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Vincenzo Pirro (a cura di)
Intorno alle miniere di ferro e alle
ferriere dell'Umbria meridionale
Dopo Scipione Breislack, con la ristampa della
Relazione sulla Miniera di Ferro di Monteleone e Ferriera
di Terni , l'ICSIM propone in questa collana – grazie
al sapiente lavoro di ricerca e di cura del prof. Vincenzo
Pirro – alcuni scritti sulle ferriere della Conca Ternana
e sulle miniere che le alimentavano, sempre nell'Umbria Meridionale,
ove erano conosciute e in attività già da vari
secoli.
Siamo a cavallo della nascita delle Acciaierie
e quello che ci viene presentato è uno spaccato di
vicende che compendiano anche sessant'anni di politiche industriali,
dall'ascesa al soglio pontificio di Pio IX all'unificazione
nazionale, con l'avvento al potere della Destra e della Sinistra
storiche, fino all'avvio dell'epoca giolittiana. Sono altrettante
pagine nelle quali possiamo cogliere lo stupore, in un paese
ancora totalmente agricolo e fortemente arretrato rispetto
alle più avanzate esperienze europee, per i miracoli
della modernità, per le nuove cattedrali che svettano
verso il cielo, con dentro macchine e cilindri “di smisurata
grandezza”, alimentati da quelle forze idrauliche che poi
apriranno la strada a magli e presse di straordinaria potenza.
Sono impianti che quasi sempre sorgono al centro
delle città, e a ridosso dei nuclei antichi, che però
non vengono avvertiti come una violenza rispetto all'ambiente
che li circonda, grazie ai “vantaggi ed il benessere generale
che ne trae la società”, giacché “nessun'altra
attività occupa tante braccia” e produce così
vasta ricchezza per lo Stato.
L'entusiasmo per la meccanica e la scienza in
generale, fattori decisivi del processo di industrializzazione,
si nutre vieppiù del clima positivistico che costituisce
un diretto riflesso della reazione alla cultura idealistica
fino ad allora dominante.
Innovazione tecnologica e presenza di capitali
sono i due dati di partenza di una visione tutta orientata
verso sorti magnifiche e progressive, anche perché
“il sottosuolo italiano contiene nondimeno delle ricchezze
minerarie infinite”, come afferma il De Vaux, mentre la mano
d'opera a disposizione non difetta di certo.
In un tale contesto, che va dal tentativo dello
Stato della Chiesa di dotarsi di “un'industria autonoma” fino
ai primi progetti di espansione coloniale dell'Italia e alla
contestuale nascita della grande impresa e della stessa “questione
sociale”, il nostro territorio si trova a svolgere un compito
tutt'altro che marginale. Infatti, già sotto l'“illuminata”
guida del Papa, non può essere revocata in dubbio “la
superiorità della fabbrica di Terni su tutte quelle
italiane e straniere”.
E' opinione comune, al momento, che la materia
prima, fornita dalle cave e miniere della Valnerina, e in
particolare di Monteleone, o dell'area di Narni-Stifone, non
abbia problemi di esaurimento: qui, invece, si registreranno,
via via, crescenti difficoltà, per uno sfruttamento
economicamente vantaggioso di tali risorse, peraltro limitate.
Ben altri saranno i protagonisti, verso la fine
del XIX secolo, dello sviluppo industriale del Ternano–Narnese,
grazie all'abbondanza di forza motrice: lo Stato, le grandi
banche e alcuni geniali imprenditori del Nord Italia, o provenienti
dall'estero.
La vicenda, che da quel momento prese le mosse,
fu dunque sostanzialmente diversa da quella che i nostri Autori
avevano immaginato, anche se la lavorazione del ferro rimase
un elemento caratterizzante di quelle realtà, dal quale
ripartire nella ricerca di un momento unificante della loro
identità moderna, più che mai legata all'industrializzazione
e alle sue altalenanti vicissitudini.
In questo senso il lavoro dell'ICSIM, di riscoperta
e valorizzazione di un singolare e ancora recente passato,
può essere inteso anche come un ponte ideale lanciato
verso il nostro futuro.
Franco Giustinelli
( presidente ICSIM)
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