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Umbria contemporanea. Rivista
di studi storico-sociali
n. 12-13, dicembre 2009
RICORDANDO RAFFAELE ROSSI
Questo numero sui problemi dell'agricoltura umbra vede la
luce a poche settimane dalla scomparsa di Raffaele Rossi,
avvenuta il 7 febbraio, qualche giorno dopo il suo 87°
compleanno. Umbria Contemporanea si associa, nella vicinanza
alla Famiglia, al generale cordoglio con cui è stata
accolta la dolorosa notizia. Tutti, a co-minciare dai rappresentanti
delle Istituzioni e dagli organi d'informazione, dagli amici
e dagli avversari politici, dal mondo della cultura e del
lavoro, ne hanno messo in rilievo le straordinarie qualità
umane e intellettuali, la nobiltà d'animo, la fermezza
del dirigente e l'apertura al nuovo e al dialogo.
Di certo egli è stato uno dei massimi protagonisti
degli ultimi settant'anni di storia della nostra regione,
un educatore che, come pochi, ha mantenuto inalterata la capacità
di guardare avanti e di par-lare ai giovani. Dalla Resistenza
alla nascita del "partito nuovo", il PCI, dalle
lotte mezzadrili e operaie alla costruzione del regionali-smo
e del governo delle città, fino all'impegno per un'autentica
svolta nella politica italiana, nel PD, egli è stato
sempre punto di riferimento di quanti si battevano, e si battono,
per la democrazia, la giustizia e la solidarietà.
A nessun altro, come a lui, è stato concesso di rappresentare
l'Umbria nella sua interezza: leader politico, amministratore
comu-nale e senatore, sia a Perugia che a Terni, nemico dei
campanilismi, ha sempre considerato il pluralismo che nasceva
dalla nostre realtà, urbane o diffuse che fossero,
una grande ricchezza culturale. "L'Umbria scrisse
una volta è piccola, varia e anche misteriosa".
Lello, come tutti lo chiamavamo, ha scritto molto, fin negli
ultimi mesi della sua esistenza, quando il male non gli ha
dato più tregua. E' su questo terreno che la sua passione
civile ci lascia un'ulteriore testimonianza di rigore intellettuale
e di impegno disinteressato.
Perugia e l'Umbria, la crisi della mezzadria, le origini e
la vicenda del movimento operaio ternano, la Liberazione e
la ripresa democratica, sono solo alcuni dei temi posti a
base di una ricerca e di un'analisi critica sempre profonde
ed originali. Temi che riaffiorano di continuo anche nella
sua lunga attività di presidente dell'ISUC, l'Istituto
per la Storia dell'Umbria Contemporanea. E proprio Umbria
Contemporanea è il titolo che egli volle per questa
nostra rivista, della quale è stato fondatore e direttore,
animatore e correttore di bozze. Lo spingevano, in questo
suo ruolo, un'energia e un entusiasmo del tutto giovanili,
sempre supportati dalla convinzione che la vicenda della modernizzazione
della nostra regione la grande trasformazione
dovesse essere letta alla luce delle sue peculiarità
più originali.
Da laico convinto, rispettoso dei valori della Fede, amava
spesso ri-farsi al messaggio di Francesco e a quello di Aldo
Capitini, del quale conservava tutta intera la lezione, appresa
in anni tra i più difficili per il Paese.
Ripensare l'Umbria è la rubrica più significativa
di questa rivista; in essa Lello proponeva incessantemente
un metodo di lavoro che la politica ha per molti aspetti
disatteso - che non è un esercizio sterile di scavo,
ma "un privilegiato punto d'osservazione che consente
di guardare indietro e in avanti. Lungi da un'Umbria
ripiegata su se stessa - estrema proiezione di uno storico
isolamento egli vedeva in una sua più forte
integrazione nell'Italia mediana l'unico modo per uscire dalla
crisi globale che tutto rischia di travolgere.
Questa convinzione è anche alla base della graduale
evoluzione della rivista da un approccio generalista ai problemi
regionali, a una considerazione più da vicino e unitaria
del loro impatto sulla nostra società.
Di qui i numeri sempre più specialistici, quasi fossero
monografie, dedicati all'economia, all'industria ternana,
al centenario della CGIL, alle infrastrutture, al paesaggio
e all'ambiente, alla multicul-turalità e all'accoglienza,
fino al più recente volume sulla religiosità,
senza dimenticare la ristampa del Quaderno Note sui canti
tradizionali del popolo umbro di Emilio Sereni, utile,
come ci ricorda Tullio Seppilli, "per una ricostruzione
della storia materiale e culturale delle classi popolari.
Dicevamo, all'inizio, di quanto Lello Rossi tenesse a riaprire
una riflessione sui temi dell'agricoltura, per capire le modificazioni
inter-venute in questo settore, dopo la grande crisi degli
anni '50-'60, e per ridefinirne la collocazione culturale,
economica e sociale nella regione del nuovo millennio; è
un impegno che oggi si realizza con questo numero.
Non è facile riassumere in poche righe il senso di
un'esperienza pubblica come quella di Lello Rossi che, semplificando,
potremmo collocare tra due poli, due suoi libri: Volevamo
scalare il cielo. Il Novecento dai luoghi della memoria
(novembre 1999) e il recentissimo (è dell'ottobre 2009)
La città. La democrazia. Dialogo riformista con
Gaetano Salvemini.
In entrambi si snoda il racconto di una vita segnata dal bisogno
di lottare per il riscatto degli ultimi, dei più poveri
e diseredati, e per l'affermazione di un ideale di democrazia
e di libertà. Un percorso come scrive in una
lettera a Pietro Ingrao il 16 settembre 2006 che muove
dall'utopia ("Tu volevi la luna, io volevo 'scalare il
cielo': come è stato detto, l'utopia dà senso
alla vita perché la vita abbia un senso"), per
misurarsi poi con il lento declino del PCI, fino
a ricercare le ragioni possibili e attuali, dopo tante lacerazioni,
di un'identità di sinistra, di una sinistra plurale,
nel momento in cui la società italiana e quella
mondiale sono investite da una epocale trasformazione.
Passione e ragione, memoria e modernità, cultura e
dialogo: quello di Lello Rossi è prima di tutto un
messaggio di grande spessore morale che, come sessant'anni
fa, ha ancora la forza di parlare ai giovani e di spingerli
a combattere le ingiustizie e le iniquità del nostro
tempo, per un mondo migliore.
Ma tutti dovremo tornare a ragionare, di Lello e con Lello
Rossi; di quello che ha fatto e che rappresenta, del suo insegnamento
e del suo lascito ideale. È un'eredità enorme
e tutti dovremo impegnarci per mantenerne vivo il senso più
profondo. Oggi, però, caro Lello, vogliamo dirti addio
con una sola parola: Grazie!
Umbria Contemporanea
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