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Edizione 2004
pp. 125
euro 10,00 (IVA inclusa)
ISBN 88-87288-46-1
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Augusto Ciuffetti (a cura di)
Storia della Villa Spante.
Quando Angelo Faina (1759-1843), a settanta anni di età
e oramai sostituito nella gestione degli affari di famiglia
dal figlio Venanzo, si accinge a redigere il diario qui riproposto,
egli è probabilmente consapevole di rappresentare,
nella storia della dinastia, una figura centrale e di snodo:
con lui si conclude una prima fase di crescita della famiglia
ma la definitiva affermazione dei Faina, come esponenti del
ceto dirigente umbro e, in prospettiva, di una realtà
territoriale più ampia, deve ancora realizzarsi. Il
diario diventa così la testimonianza dei risultati
raggiunti, ma anche un costante punto di riferimento, quasi
una sorta di monito, per quanto riguarda la gestione degli
affari, per ulteriori progressioni sociali ed economiche.
Una domanda di metodo può accompagnare la lettura del
diario, completato nel 1830: è possibile costruire
la storia di determinati spazi territoriali, di città
o di intere nazioni attraverso le storie plurisecolari di
significative dinastie familiari? Il rischio è di lasciarsi
trasportare dalle vicende private, di farsi prendere dal meccanismo
delle strategie attuate di generazione in generazione, perdendo
di vista il contesto politico e sociale. Resta, comunque,
un dato di fatto: la famiglia costituisce, dall'età
moderna fino al XIX secolo, non solo la struttura portante
di tutte le dinastie dei ceti dirigenti, ma lo strumento principale
per regolarne le ricchezze. Le strategie familiari (politiche
matrimoniali e pianificazione dei destini individuali), cioè,
non solo consentono la sopravvivenza delle dinastie, ma guidano
anche l'accrescimento o la semplice conservazione del loro
capitale economico. In questa prospettiva lo stesso modello
familiare, con i dovuti adattamenti, funziona anche per le
dinastie imprenditoriali del mondo industriale, sebbene la
mentalità di queste sia condizionata dalla logica del
profitto più che dalla ricerca di una rendita sicura,
ma le vicende dei Faina o di Bettino Ricasoli dimostrano come
anche gli aristocratici siano pronti a muoversi in direzione
del profitto.
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