L’attenzione verso l’alimentazione da parte di molte persone ha portato il mercato verso delle tendenze fondate sul maggior consumo di alimenti biologici. Oggi in tanti stanno attenti agli alimenti che comprano, si assicurano della provenienza, del tipo di processo produttivo che hanno attraversato e così via.

I consumatori sono diventati molto più attenti rispetto a prima e ora l’etichetta sui prodotti non viene letta solo per controllare la data di scadenza. Tra i numerosi prodotti biologici uno di quelli che trova maggiore difficoltà sul mercato è il vino biologico. Ogni qualvolta il tempo della vendemmia si avvicina i vignaioli provano a non commettere l’errore commesso in passato che ha contribuito a frenare la diffusione sul mercato di questa tipologia di vino.

Alcuni anni fa, quando il vino biologico si presentava come una novità assoluta nel panorama dell’enologia italiana diversi vignaioli hanno commesso l’errore di non garantire a questo tipo di prodotto una qualità almeno pari a quella del vino tradizionale. Di certo questo ha compromesso la diffusione del vino biologico sulle tavole degli italiani, ma ci sono altri motivi che continuano a remare contro.

Uno decisamente importante è la valorizzazione e le garanzie legislative carenti che il nostro Paese riconosce alla produzione biologica. A ciò si aggiunge il fatto che molti contadini non specificano sulle etichette dei loro prodotti che si tratta di prodotti biologici, ovvero privi di concimi, diserbanti e altre sostanze chimiche. Dunque per vino biologico si intende il vino ottenuto da uve coltivate secondo il rispetto degli equilibri naturali e della biodiversità. Il vino biologico conta di un basso tenore in solfiti che lo rende maggiormente adatto a soggetti che soffrono di allergie e intolleranze.